Indimenticati

“Servire il popolo” di Yan Lianke, Einaudi (2006)

“Servire il popolo” è il più celebre tra gli slogan maoisti e, probabilmente, tra quelli di maggior attrattiva. Contiene infatti, dentro di sé, due grandi fascinazioni e degenerazioni che possono colpire l’essere umano. Anzi, che lo colpiscono da sempre, da quando c’è memoria.

Servire, rendersi dell’altro in un rapporto di sottomissione. Da un lato, un atto crudele, meschino, figlio della guerra e dell’ignoranza, retaggio di epoche (non troppo lontane, a volte ancora a noi contemporanee) cui diffidiamo con forza. Dall’altro, un atto derubricato ad azione volontaria e che provoca, spesso, anche piacere. In mezzo, l’incapacità dell’uomo di sapersi porre in una posizione sana, esterna, asettica, e quindi lanciato verso una delle due degenerazioni, pure dicotomie.

Popolo, la collettività omogenea, unità e autonomia di gruppo. E da lì, quell’insieme di patrie “ovunque esse siano” e di lingue, costumi, religioni laiche e non. E con esse, confini e difesa, democrazia e dittatura, divisioni e comunione di genti.

Un libro censurato in Cina

Yan Lianke, militare prima che scrittore e figlio di quella Cina che con le due succitate degenerazioni ha cucito e ricucito, per decenni, parte della propria bandiera e della propria anima, è l’autore di questo breve romanzo, “Servire il popolo”, uscito quindici anni or sono e arrivato in Italia dodici mesi dopo, nel 2006, per Einaudi (Stile Libero). Avendo dentro e su di sé ben chiare quelle cuciture, e le relative cicatrici, Lianke ha saputo creare una novella erotica che, nella letteratura contemporanea, ha pochi pari: in Cina il romanzo ha vita breve, viene immediatamente censurato e finisce col far produrre una doppia stesura all’autore, una per il mercato interno e una per quello estero, che noi abbiamo letto in italiano nell’ottima traduzione di Patrizia Liberati.

Il romanzo ci presenta Wu che, neanche trentenne, serve il suo popolo con un ruolo tanto umile quanto delicato: curare la quotidianità (nei suoi mille piccoli e grandi problemi) e l’abitazione (in particolare, ciò che fa vivere l’uomo: l’orto, la terra) del suo comandante e referente/riferimento politico e sociale. Un vero tuttofare, sempre a disposizione. Wu è zelante, attento, preciso, ordinato: in lui, le degenerazioni si trasformano nel perfetto cittadino della Repubblica Popolare, e lo aspetta perciò un futuro radioso di nomenclatura e pubblico servizio. Wu recita a memoria il libretto rosso, e con altrettanto ordine e amore si adopera per ogni richiesta, senza accorgersi che lo sguardo di Liu Lian, la bella moglie del comandante, si posa costantemente su di lui. Passerà poco tempo prima che Liu decida di non limitare ai soli occhi la sua curiosità e attrazione seducendo Wu che, dopo un primo rifiuto di presunto zelo e obbedienza, abbandonerà se stesso sotto la logica schiacciante del “servire il popolo”, qualunque sia la richiesta che arriva dall’alto.

Un romanzo che non scade nella volgarità


Lianke ha costruito in “poche” pagine un romanzo davvero unico. Riesce, senza mai scadere nella volgarità o senza cedere alla tentazione dell’autocensura erotica, a rendere egregiamente sia la fragile psicologia del personaggio Wu e della sua devozione ossessiva, sia a ricreare il crescendo fisico ed emotivo di Liu e del suo potere inebriante, burocratico e sessuale. Lo fa creando un linguaggio nuovo, che prende in prestito lo stile e la cadenza di quello amministrativo, statale e “pubblico, rigoroso e spigoloso nella forma e nelle chiusure, elevandolo in ogni dialogo (e in ogni descrizione) a informalità d’amore e di desiderio. Non poteva davvero esserci, in quel contesto e in quella lingua, un modo più vero ma allo stesso tempo originale di descrivere la vicendevole dipendenza umana, che stralcia ogni genere e ogni passione, della schiavitù e dell’abnegazione popolare.

Un libro entrato timidamente nel mercato italiano e uscito con altrettanta rapidità, esaurendosi nei gruppi di lettura filo orientali e in un flebile passaparola tra lettori. È facile, però trovarlo nelle librerie e in magazzino, e spesso anche sotto qualche pila nell’usato: 10 euro di copertina davvero ben spesi, e che vi daranno il piacere di una lettura davvero originale.

Per approfondire:

– La scheda di Yan Lianke su Wikipedia;
– Un bell’articolo di Federico Rampini sul libro e sulla “camera da letto” in Cina;
– Il libretto rosso di Mao da leggere on line in formato PDF.

Ernesto Valerio

Ernesto Valerio, nato in Abruzzo (Lanciano) nel 1983, risiede a Mantova. Laureato in Sociologia, lavora da sempre come consulente commerciale, anche nel campo editoriale. Collabora con diverse realtà editoriali italiane nella redazione di opere narrative, per lo più "riscoperte". Leggere è la sua prima passione e unico vero vizio.

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