I libri di Riccardo

“Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal: recensione libro

Caro lettore, se dimanderai ragione di questa mia “hrabaleggiante” recensione, ti ricambierò con bifida cagione: anzitutto so di non rivolgermi a te, ma a lettrice istruita, si sa che gli uomini, se istruiti, sono istruiti contro la loro volontà, e quindi il farlo mi pare buon metodo per vagliare un tot di lettrici, e qualche sparuto lettore, cui proporre la voce irriverente di questo “Pierrot incrudito”, instradare gli scartati direttamente al macero, per poi agganciare i prescelti con puntuto uncino, e trascinarli verso il basso, avvolti in nugoli epifanici di mosche carnarie, non in surreale, ma in sub-reale e sub-terraneo infimo sottosuolo, a caccia di memorie, perdute da altri ossimori viventi, sopraffatti da rumorosa solitudine, vili surmolotti disertori della pugna finale, la pugna per stabilire chi sarà il signore, Gesù o Laozi che sia, di un mondo ormai ridotto a stillante cloaca.

Una commedia dell’arte

Il libro di Hrabal, né racconto né romanzo né poesia né teatro, è piuttosto commedia dell’arte è sincronicità è danza. Danza statica, sincronicità di pose alternate di zingare che espongono intima mercanzia e ne attendono impudica consacrazione fotografica, e la attendono come i cristiani attendono il cielo e il paradiso. Loro rimarranno deluse per mancanza di pellicola, dei cristiani non vi so dire. Posso invece dirvi che cristiani in senso più lato, non potranno salvare un libro, non potranno salvare tutti i libri, ma, come Hanta, potranno salvarne un frammento, un pensiero, forse il frammento di un pensiero, figlio illegittimo di mille e mille altri pensieri, che ci sovrastano che ci minacciano che pretendono la nostra resa, profetici nel preconizzare questi nostri tempi d’ignoranza, di tracotanti mercanti in fiera, di adorazione del vitello d’oro e sacrificio del vitello magro, tempi che ci spingono dentro una pressa, che ci chiedono di alternare il bottone verde e il bottone rosso, fino a ridurre noi stessi a frammento e fremito della nostra esistenza, a epigrafe vivente o morente, che mano pietosa avvolgerà in artistico sudario prima di gettarla sul carro cigolante del tempo.

Sei rimasta solo tu, mia eletta, solo tu in grado di apprezzare questo libro, altri sono percolati verso più accessibili recessi, dispensandomi dall’incomodo dello “sconsiglio”.

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Bohumil Hrabal, uno dei più importanti scrittori cechi del novecento, nato a Brno nel 1914, conobbe, anche nel nostro paese, un momento di notevole e meritata fortuna letteraria negli anni ottanta, per poi ricadere nel novero dei trascurati. Ci lascia nel 1997, cadendo, mentre dà da mangiare ai piccioni, dal quinto piano dell’ospedale in cui era ricoverato, dopo aver scritto, qualche anno prima: «quante volte avrei voluto buttarmi dal quinto piano, dalla mia casa, in cui tutte le camere mi fanno male, ma l’angelo all’ultimo momento mi salva sempre, mi tira indietro, come dal quinto piano voleva buttarsi il mio dottor Franz Kafka, dalla Maison Oppelt». Si è fatto seppellire in una bara di quercia con inciso “Pivovar Polná”, il nome della fabbrica di birra dove sua madre e l’uomo che gli ha fatto da padre si erano incontrati.

“Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal, edizioni Einaudi. I libri di Riccardo

Riccardo Gavioso

Nasce a Torino nel 1959, dove si laurea in Giurisprudenza. Ma ormai incerto su chi fossero i buoni e i cattivi, e pur ritenendo il baratto una forma di scambio decisamente più evoluta del commercio, da allora è costretto a occuparsi di quest’ultimo. Inevitabile, quindi, che l’alienazione professionale lo spinga tra le braccia di una penna e che la relazione, pur tra alti e bassi, si protragga per diversi anni. Poi, deluso in egual misura da quel che si pubblica e da quel che non si pubblica, smette di scrivere narrativa e si occupa di giornalismo collaborando con diverse testate di rilievo e creando un blog che arriva a incuriosire diecimila lettori al giorno. Torna alla narrativa con Arpeggio Libero con cui pubblica attualmente. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi racconti. Nel 1997 è stato finalista al Premio Internazionale di Narrativa “ Il Prione ”.

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