I libri di Riccardo

“La signora nel furgone” di Alan Bennett: recensione libro

Miss Shepherd, veste coloratissime gonne fatte di stracci per la polvere cuciti insieme e adora le caramelle al limone quasi più degli amatissimi furgoni che le fanno da magione e che spennella col talento di un impressionista francese, proteggendosi dal sole con una scatola di cereali fornita di opportuna visiera. Ama far spingere, dal malcapitato di turno, la sua sedia a rotelle o il suo furgone mentre lei, con teatrale gestualità, si occupa di segnalare svolte e fermate, queste ultime, il più delle volte, determinate dall’esaurimento delle risorse fisiche del soccorritore. Il “grazie” sarebbe auspicabile, ma non è previsto.

La particolarità di Miss Shepherd, però, è data dal fatto che risieda nel giardino di Mr. Bennett, in una sorta di forzata simbiosi dalle prospettive spesso spassose e sempre maleodoranti. Immaginatevi, per esempio, il terrore dei residenti di Gloucester Crescent a Camden Town, quando hanno visto materializzarsi l’ennesimo furgone, ignorando che era ricomparso solo per fare da set al film con Maggie Smith.

Un Bennett che nel narrare di sé ci pare diverso dal solito, il suo fine umorismo ha un piega amara fra le righe quando ci narra di quindici anni di condanna agli odori forzati, di compassata empatia e di ostica gratitudine, quasi a volerci insinuare un dubbio: siamo davvero sicuri che i veri folli non siamo noi e riusciamo a additare come tali la Miss Shepherd di turno, solo perché siamo ben più numerosi?

Un piccolo gioiello che sembra nato, più che per esigenze commerciali, per restituire a Miss Shepherd quella “pietas” che le è stata negata in vita e restituire a noi la capacità di provare un sentimento che in questi giorni pare arcaico come il termine che lo rappresenta.

Perché anche alle vite più semplici non sono negati problemi complessi: “Quando sarò eletta pensi che dovrò vivere in Downing Street per forza, o potrò rimanere nel furgone?”

“La signora nel furgone” di Alan Bennett, edizioni Adelphi. I libri di Riccardo

Riccardo Gavioso

Nasce a Torino nel 1959, dove si laurea in Giurisprudenza. Ma ormai incerto su chi fossero i buoni e i cattivi, e pur ritenendo il baratto una forma di scambio decisamente più evoluta del commercio, da allora è costretto a occuparsi di quest’ultimo. Inevitabile, quindi, che l’alienazione professionale lo spinga tra le braccia di una penna e che la relazione, pur tra alti e bassi, si protragga per diversi anni. Poi, deluso in egual misura da quel che si pubblica e da quel che non si pubblica, smette di scrivere narrativa e si occupa di giornalismo collaborando con diverse testate di rilievo e creando un blog che arriva a incuriosire diecimila lettori al giorno. Torna alla narrativa con Arpeggio Libero con cui pubblica attualmente. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi racconti. Nel 1997 è stato finalista al Premio Internazionale di Narrativa “ Il Prione ”.

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