I libri di Riccardo

“Il coccodrillo” di Fëdor Dostoevskij: recensione libro

“Andate a tempo col vostro coccodrillo
Avanti a tempo col vostro coccodrillo
Cocco-cocco-coccodrillo
Sono un galantuomo ma sono un coccodrillo”

Dunque, Edoardo Bennato aveva ragione da vendere: si può esser galantuomini e coccodrilli.

Per esserlo nel contempo, basta recarsi nella città “più astratta e premeditata” del globo terrestre, Peter o Piter per gli amici, infilarsi nel Passage del Nevsky Prospekt e seguire Ivan Matveič nel più “gogol… iardico” dei racconti di Dostoevskij: una sorta di tributo al Maestro, visto che Fëdor, nonostante la deferenza gli fosse quasi costata la pelle, amava dire: “siamo tutti usciti dal Cappotto di Gogol’”.

Certo nei cappotti si entra, e dai cappotti si esce: chi dalle tasche come grande scrittore, chi dai rammendi come scrittore non grande ma “piacevole sotto tutti i punti di vista”, chi dalla fodera come scrittore “semplicemente piacevole”, e chi a mo’ di tarma dalla trama, come quelli che hanno versato e versano fiumi d’inchiostro per stabilire se l’indumento indossato da Akakij Akakievič fosse cappotto, pastrano oppur mantella… avviso gli ulteriori innovatori: trench mi pare altamente improbabile per una questione di date… eviterei!

Sicuramente questo surreale e divertentissimo tributo non è privo di finalità politiche e sociologiche: trasuda antipatia per il nascente mondo borghese, dedito al facile arricchimento e intento a seguire mode che albeggiano a occidente. Stessa antipatia che Fëdor, come il suo mentore, nutre nei riguardi della pomposa e ridicola burocrazia che condiziona la vita degli abitanti di Peter.

A questo punto è giunto il momento di chiedervi di versare qualche lacrima per il coccodrillo, unica vittima della vicenda narrata, alle prese con una digestione oltremodo complessa. Unica vera vittima perché, se il suo padrone tedesco e la sua Mutter, “Got sei Dank!”, sono ben lieti di contare rubli a verste, il novello Giona è entusiasta di essere diventato nel giro di una deglutizione quello che allora avremmo detto “maître à penser” e oggi “influencer”. Anche la sua incantevole mogliettina, d’altra parte, è ben contenta di essersi liberata dello stagionato marito/novello filosofo e non pare particolarmente attratta dall’ipotesi di raggiungerlo e dividere un talamo così inadeguato, anche perché a lei, a differenza del coccodrillo, le lacrime donano, e parecchio. C’è qualche soddisfazione anche per l’amico poco fidato che può rimediare qualche pizzicotto dalla deliziosa coquette quasi vedova e per un anziano collega che può finalmente recuperare i suoi sette rubli.

Leggetela con attenzione questa fantastica birichinata letteraria, che piaceva anche a Nabokov che di solito disprezzava la scrittura di Dostoevskij, apparsa per la prima volta sulla rivista “Epocha” nel 1865 ed etichettata frettolosamente dalla critica come parodia della deportazione di Černyševskij, leggetela, gustatevela e divertitevi, ma non scordatevi di aver in mano un tanto minuscolo quanto prezioso compendio di Storia, utile per comprendere la Russia di ieri, ma forse, ancor più utile, per comprendere la Russia di oggi.

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Il coccodrillo di Fëdor Dostoevskij, edizioni Adelphi. I libri di Riccardo

Riccardo Gavioso

Nasce a Torino nel 1959, dove si laurea in Giurisprudenza. Ma ormai incerto su chi fossero i buoni e i cattivi, e pur ritenendo il baratto una forma di scambio decisamente più evoluta del commercio, da allora è costretto a occuparsi di quest’ultimo. Inevitabile, quindi, che l’alienazione professionale lo spinga tra le braccia di una penna e che la relazione, pur tra alti e bassi, si protragga per diversi anni. Poi, deluso in egual misura da quel che si pubblica e da quel che non si pubblica, smette di scrivere narrativa e si occupa di giornalismo collaborando con diverse testate di rilievo e creando un blog che arriva a incuriosire diecimila lettori al giorno. Torna alla narrativa con Arpeggio Libero con cui pubblica attualmente. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi racconti. Nel 1997 è stato finalista al Premio Internazionale di Narrativa “ Il Prione ”.

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