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“Repubblica luminosa” di Andrés Barba: recensione libro

Repubblica luminosa è uno di quei libri che ti lascia tramortito come se ti fossi appena svegliato dopo una sbronza pesante. Un po’ come aprire gli occhi dopo una lunga anestesia.

Ed è esattamente questo l’obiettivo di Andres Barba, colpire laddove fa più male, nel punto che non riusciamo a difendere, farci vivere ciò che non vorremmo mai vedere o provare. Senza però utilizzare effetti speciali, senza fare ricorso a finali a sorpresa o a colpi di scena. Sappiamo già tutto fin dalle prime pagine, l’epilogo è già scritto ed è inconfutabile.

Nessun luogo comune sull’infanzia

Eppure la scrittura di Barba è così precisa ed efficace da tenerci incollati fino all’ultima riga. In questo romanzo l’autore spazza via ogni immaginario collettivo e ogni luogo comune sull’infanzia che vede il bambino come una figura angelica assolutamente incapace di fare del male. Eppure sappiamo benissimo di che cosa sono capaci i bambini, soprattutto a scuola: per esperienza personale sappiamo come sia facile accanirsi contro il compagno sfigato, diverso, più povero o semplicemente più introverso.

Tuttavia c’è un meccanismo perverso che ci spinge come società a considerare questi episodi di bullismo come una tappa necessaria che fa parte del processo di crescita. Ed è proprio qui che Barba va a grattare, su questa idea idilliaca ma totalmente sconnessa dalla realtà che abbiamo dell’infanzia, il suo non è altro che il tentativo di rompere e fare a pezzi la campana di vetro dentro cui spesso mettiamo i nostri figli. E nel farlo ci sbatte in faccia quanto in abbiamo dimenticato cosa voglia dire essere un bambino, quanto ci siamo allontanati da quei sogni e da quel modo di vedere la realtà, che non è per forza innocente ma semplicemente diverso.

Geniale in particolare è la capacità che questo libro ha di instillare nel lettore la sensazione che il male non sia un fattore esterno, un qualcosa che inspiegabilmente viene da fuori, ma che invece si cova in casa, tra le proprie mura e lenzuola e che spesso è rappresentato da un marito che uccide la moglie oppure dai propri figli. Molto spesso fingiamo che non esista solo perché non siamo in grado o non vogliamo vederlo. E il fatto che Barba utilizzi dei bambini per spiegare questo, turba non poco il lettore, che non può fare a meno di provare una sensazione di inquietudine e un retrogusto amaro durante tutta la narrazione.

                                                           Andrés Barba

La struttura e lo stile narrativo sono a mio avviso la ciliegina sulla torta. Il luogo in cui si svolge la vicenda è fittizio e inventato ma assolutamente realistico e verosimile, la narrazione avviene in prima persona con un tono appositamente distaccato, quasi giornalistico che non lascia trapelare alcuna emozione. La scrittura di Andrés Barba è sublime, e questo stile è particolarmente efficace perché rende l’idea di quanto scioccante sia stato tutto questo per il narratore, di quanto egli sia stato svuotato di ogni emozione e di quanto cinismo gli sia servito per accettarlo. A coronare il tutto c’è l’idea di base che certi tabù sociali non possono essere scalfiti a meno di andare incontro a rovinose conseguenze, quasi si trattasse di un maleficio. Repubblica luminosa non si limita a rovesciare dei luoghi comuni o delle idee stereotipate ma ha anche dei risvolti sociologici importanti e destabilizzanti soprattutto nel mettere a nudo la natura e l’indole dell’uomo moderno, che tende a reagire con forza e violenza di fronte a tutto ciò che è diverso e che non è in grado di spiegarsi.

“Repubblica luminosa” di Andrés Barba, edizioni La nave di Teseo

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