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“Mare calmo” di Nicol Ljubic: recensione libro

Mi capita spesso di avere tra le mani un libro, un brano o di vedere un video che richiamano alla memoria i fatti accaduti durante la terribile guerra in Bosnia. A ciò che questa guerra ha rappresentato, agli orrori, al massacro e alla pulizia etnica che essa ha portato. Al fatto che tutto questo sia accaduto a pochi chilometri da noi nella più totale e assoluta indifferenza dell’europa intera. È tutto accaduto poco più di vent’anni fa, al di là di uno specchio d’acqua. 

Per questo motivo, la lettura di libri come Mare calmo è fondamentale, perché permettono di avvicinarci a pagine tragiche che, ancora oggi, fatichiamo a comprendere fino in fondo. Il mare calmo è come il silenzio o come la neve che spesso sotto la sua superficie nasconde un tumulto di segreti e cose non dette, cela un’incapacità di esprimere sentimenti o conflitti interiori.

Un libro che tramortisce il lettore

È uno di quei libri che ha la capacità, in così poche pagine, di toccare talmente tanti punti dolenti da lasciare il lettore tramortito ma allo stesso tempo desideroso di volerne sapere di più: si parla di guerra e di colpa collettiva che diventa individuale, ma si parla anche di amore inespresso o irrealizzabile, di tumulti interiori molto difficili da esternare, di incapacità di comprendere l’altro. Mare calmo è la storia d’amore tra Ana e Robert, una ragazza serba e un ragazzo tedesco di origini croate.

“Vostro Onore, prima di entrare nel merito del reato, vorrei brevemente fornire qualche dettaglio sul contesto all’interno del quale è maturato il crimine addebitato all’imputato. Fino al 1991 l’ex Jugoslavia era una federazione composta da sei repubbliche. Alla
morte del generale Tito il paese rischiava la frammentazione. L’Esercito popolare jugoslavo intervenne in un primo momento in Slovenia, quindi in Croazia e infine in Bosnia, con l’obiettivo di fondare un nuovo Stato che avrebbe preso il posto delle repubbliche ormai in via di disgregazione: la nuova Jugoslavia, che sarebbe scaturita dagli scontri sul territorio di due repubbliche, e che sarebbe stata abitata dai serbi e dai loro stretti alleati, i montenegrini. Questo piano, forgiato dai leader politici di Serbia e Bosnia, fu attuato senza scrupoli dall’Esercito popolare jugoslavo sostenuto dalle unità speciali del Ministero dell’interno serbo e da gruppi paramilitari con il finanziamento dei partiti nazionalisti; c’era inoltre l’appoggio di importanti contatti con politici e forze dell’ordine locali. Le operazioni
militari delle unita serbe furono sistematiche e coordinate, ed entro la fi ne del 1992 quella campagna provocò l’uccisione o l’espulsione forzata di circa due milioni di persone che non erano serbe.”

                                                               Nicol Ljubic

La struttura narrativa si articola su due piani diversi ma correlati: da un lato la tenera storia tra questi due ragazzi e dall’altro un processo all’Aia per crimini di guerra.In particolare viene rievocata la terribile vicenda di Visegrad, una cittadina a 100 km a est di Sarajevo, in Bosnia. Un luogo, questo, passato tristemente alle cronache per essere stata, dopo Srebrenica, la seconda città bosniaca in cui è stata pianificata ed eseguita una meticolosa e vera e propria pulizia etnica tra il 1992 e il 1994. A pochi giorni dalla fine del conflitto molte città bosniache venivano evacuate dalle milizie serbe, in particolare venivano allontanate le famiglie musulmane e fatte salire su dei pullman con il pretesto di essere accolti dalla Croce Rossa Internazionale. Le famiglie però venivano separate, donne e bambini da una parte, uomini e ragazzi dall’altra. A un certo punto i pullman con sopra i maschi venivano fatti tornare indietro, gli uomini fatti scendere e uccisi con esecuzioni sommarie, il tutto meticolosamente programmato e previsto in modo da annientare l’intera popolazione maschile affinché quella etnia non potesse più riprodursi.

Quello che colpisce maggiormente di questo conflitto è come persone che per anni hanno vissuto insieme pacificamente uno accanto all’altro, all’improvviso si siano convertiti in spietati carnefici e assassini. In queste cittadine a maggioranza musulmana, la parte di popolazione serba veniva presa dalle milizie e dalla polizia serba e portata nei campi da calcio o nei palazzetti dello sport per essere addestrati e reclutati. Pertanto la maggior parte di queste persone innocenti veniva perseguitata e barbaramente uccisa da quello che fino a poco tempo prima era il proprio vicino di casa. La famiglia di Ana è coinvolta direttamente in questa vicenda. Robert comincia a interrogarsi sui silenzi di Ana, sul suo atteggiamento sfuggente e sulla sua reticenza nel parlare del conflitto serbo, finché poi piano piano emerge la verità. Ed è qui che il libro lascia il lettore con diversi interrogativi, non solo perché parla della brutalità della guerra, ma anche perché fa riferimento alla colpa serba e al concetto di colpa collettiva che può essere tenuta separata da quella individuale fino a un certo punto. Robert non riesce a darsi una spiegazione e non riesce a darsi pace quasi ritenesse Ana responsabile dei crimini del padre.

Nell’incapacità dunque di capire l’altro e di rispettare i tempi e i tumulti inespressi della persona che si ama in una normale dinamica di coppia, si intreccia la questione della colpa che un popolo intero dovrebbe espiare perché consapevole e conscio quando posto di fronte a vicende così brutali e inspiegabili. Tutto ciò emerge a fronte della nostra totale incapacità di capire e spiegare come questo sia potuto avvenire. È per questo motivo che ritengo mare calmo un libro fondamentale, soprattutto di questi tempi: tempi bui e molto oscuri in cui si fa sempre più spesso riferimento a certe ideologie nazionaliste e a certe spinte emotive dettate solo dall’odio e dalla totale chiusura verso tutto ciò che è altro e diverso.

Come dicevo prima, la struttura narrativa è divisa tra il processo per crimini di guerra e la vicenda sentimentale o, meglio ancora, il conflitto interiore di Robert: questo passaggio tra le due vicende avviene in maniera assolutamente naturale e piacevole. La scrittura è asciutta ma incisiva ed efficace, con poche parole l’autore è in grado di tratteggiare i diversi personaggi di questo libro e a raffigurare in poche righe i loro conflitti interiori.

Mare calmo è un libro assolutamente attuale e necessario per poter capire dove possono portare le divisioni e dove può portare l’odio. Necessario soprattutto perché serve a far luce su una vicenda avvenuta pochi anni fa. Sembrava impossibile, dopo ciò che hanno fatto i nazisti, sentire in Europa di nuovo l’espressione pulizia etnica. Ma la cosa ancora più scioccante è che tutto questo è avvenuto nel silenzio assordante di un continente che non era in conflitto, tutto questo è avvenuto a pochi chilometri da noi mentre magari stavamo programmando le ferie in Croazia a pochi spiccioli, mentre guardavamo queste cose in televisione attoniti, forse, ma totalmente inconsapevoli e distaccati. Ignari.

“Mare calmo” di Nicol Ljubic, edizioni Keller

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