I libri di Marco

“Le figlie di Brooklyn” di Jacqueline Woodson: recensione libro

Figlie di Brooklyn è il classico esempio del perché la lettura sia una così alta fonte di arricchimento personale. Eppure stiamo parlando di un libro che volevo lasciare a metà, forse perché il tipo di scrittura e di struttura narrativa non è propriamente nelle mie corde. O almeno così credevo.

Il lettore è rapito dalla bellezza della scrittura della Woodson e dal suo stile ma si fatica un pochino a comprendere dove voglia andare a parare, arriva cioè un momento, perlomeno così è stato per me, di vero e proprio impasse, in cui il timore è quello di essere di fronte all’ennesimo esercizio di stile ridondante e narrativamente sterile e fine a sé stesso. Ma, appunto, si tratta di un momento che viene immediatamente spazzato via.

Un libro da gustare come un buon vino

Figlie di Brooklyn è un libro che va affrontato con pazienza, e come un buon vino va fatto decantare per essere gustato al meglio. Vi garantisco che l’attesa sarà più che premiata. Le 40 pagine che portano alla fine del libro sono tra le cose più belle che si possano leggere, soprattutto le ultime 15 lasciano nel lettore un senso di compiutezza e di vero e proprio appagamento. Il finale mette insieme tutti i pezzi del puzzle che durante la narrazione sono stati sparpagliati da una protagonista che ha una storia molto travagliata e che deve fare i conti con un passato dal quale ha dovuto sfuggire per non venirne inghiottita.

Jacqueline Woodson

Quello che rende particolarmente efficace la lettura di questo libro è lo stile della Woodson, che usa appositamente una narrazione in prima persona con uno stile molto trasognato, quasi onirico, dove il confine tra immaginazione e realtà è a volte labile. Stile che però è perfettamente coerente con il personaggio in questione e che è possibile capire solo nelle ultime pagine. Il suo è una sorta di flusso di coscienza fatto di frammenti e ricordi che ruotano ai quattro o cinque personaggi più significativi della sua infanzia e adolescenza. Ma questi ricordi sono avvolti da una patina scivolosa che li rende difficili da afferrare per il lettore, quasi come se ci fosse una sorta di foschia che ci impedisce di vedere chiaramente. Questo tipo di atmosfera è molto abilmente ricreato dalla Woodson a rimarcare la difficoltà nell’accettare un passato troppo doloroso.
Una lettura importante che lascia nel lettore la concreta consapevolezza di essere di fronte a qualcosa di veramente importante e la assoluta curiosità e smania di leggere altro di questa grande scrittrice.

“Figlie di Brooklyn” di Jaqueline Woodson, edizioni Clichy

Articoli correlati

Back to top button