I libri di Marco

“L’acqua alta e i denti del lupo” di Emanuele Termini: recensione libro

Parlare di un libro ambientato a Venezia proprio in questi giorni è una cosa che fa davvero male. Piange il cuore nel vedere uno dei beni più belli e preziosi che abbiamo affondare progressivamente ma inesorabilmente.

Piange il cuore e monta la rabbia nel vedere i soldi sperperati e usati in yacht e tangenti invece che nella difesa di un bene che dovrebbe essere patrimonio di tutti. Piange il cuore nel vedere per l’ennesima volta come un fatto di questo genere invece che unire divida e diventi la scusa per scatenare ancora più l’odio invece che la solidarietà.

Mentre il popolo odia Venezia affonda

Spiace dirlo ma siamo diventati un popolo di odiatori seriali: non lo so se siamo un popolo di razzisti e fascisti ma so per certo che quelli che campano sulle nostre spalle da 30 anni sono gli stessi che hanno lasciato affondare Venezia mentre puntavano il dito contro lo straniero e contro il diverso, gli stessi che grazie a tutto questo odio vivranno di rendita per almeno altri 30 anni.

Da piccolo mi piaceva pensare che Venezia galleggiasse, la immaginavo ormeggiata, con la paura che un giorno le cime si sciogliessero e che salvasse con tutta la gente sopra, lentamente.

Io non so cosa si debba fare per salvare Venezia, non sono un tecnico e non so niente del Mose. So solo che quando una calamità del genere colpisce un popolo o un territorio dovremmo tutti essere solidali e non continuare a farci la guerra tra poveri che altri fomentano. Se di fronte a una simile tragedia il primo pensiero è la tassa di soggiorno o il fatto che una città ricca come Venezia debba arrangiarsi, il futuro non ce l’ha fregato nessuno, ce lo siamo giocati noi.

Emanuele Termini ci porta a Venezia, in particolare nella libreria Acqua Alta, dove fra tomi di filosofia, bibbie antiche e gatti che si arrampicano su enciclopedie di ogni genere, inizia un viaggio inchiesta sulle orme di un giovane anarchico georgiano di nome Josif. Emanuele non ne fa mistero, Venezia è una città da sempre affascinante e diversa da tutte le altre, che eredita una storia e un passato molto importante ma che allo stesso tempo è piena di contraddizioni. Dal Mose mai entrato in funzione e le sue tangenti ai Mostri Bianchi, come in laguna vengono chiamate le navi da crociera, un vero e proprio obbrobrio, come se di problemi Venezia non ne avesse già abbastanza. Eppure non si può fare a meno di amarla anche quando è strapiena di turisti, quando si fatica a camminare per strada o a prendere un traghetto oppure semplicemente salire sul campanile di San Marco perché la coda è troppo lunga. La si ama per la sua storia, per la sua tradizione, per il suo fascino e il suo mistero perché è facile perdersi nel dedalo di calli che la attraversano. La si ama nonostante i prezzi spesso esorbitanti e la scontrosità dei suoi negozianti. La si ama perché non esiste al mondo nulla come Venezia, l’unica dove non importa quante volte tu ci sia stato ma sarà sempre la prima volta.

L’acqua alta e i denti del lupo: un viaggio tortuoso

                                                      Emanuele Termini

Il viaggio che Emanuele Termini intraprende è uno di quelli tortuosi. Josif con tutti i vari nomignoli che lascia dietro di sé non è altri che Stalin, all’epoca un giovane rivoluzionario georgiano che rappresentava la mano armata e ribelle dei bolscevichi. Nei primi mesi del 1907 avrebbe intrapreso un viaggio con destinazione Berlino dove avrebbe dovuto incontrare Lenin. La vicenda è nebulosa e poco chiara proprio per i risvolti politici che questo incontro aveva negli equilibri interni del partito anticapitalista e antimperialista e soprattutto nella disputa tra bolscevichi e menscevichi. Il tutto è avvolto da un alone di segretezza e mistero anche perché Josif all’epoca agiva nella clandestinità ed era ricercato e in seguito dalla polizia segreta dello zar Nicola II. Egli era costretto a cambiare nome e identità costantemente e soprattutto a cancellare le orme che lasciava dietro di sé.

Durante questo fantomatico viaggio del 1907 Josif sarebbe stato accolto dagli anarchici marchigiani ad Ancona che l’avrebbero poi dirottato su Venezia dove il giovane Stalin si sarebbe nascosto nel monastero armeno di San Lazzaro. In L’acqua alta e i denti del lupo la narrazione diventa ben presto un viaggio inchiesta, una sorta di giallo molto avvincente in cui l’autore cerca di risolvere un puzzle in cui però mancano troppi tasselli. La struttura narrativa è in questo senso molto efficace perché alterna capitoli di storia e di cronaca in cui si narrano le vicende di Stalin per fornire al lettore un contesto e un inquadramento storico, a capitoli in cui l’autore tenta di portare a termine la propria inchiesta.

Emanuele Termini ci regala una piccola perla, in cui grazie ad una scrittura davvero raffinata riesce a prendere per mano il lettore e a condurlo per le vie di Venezia quasi come se potesse toccarla con mano e respirare l’aria salmastra e la magia che emana, fornendo al tempo stesso una narrazione storica appassionata e avvincente.

“L’acqua alta e i denti del lupo” di Emanuele Termini, edizioni ExOrma. I libri di Marco. 

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