I libri di Marco

“La linea madre” di Daniel Saldaña París: recensione libro

Ho sempre pensato che i finali a sorpresa appartenessero a un genere solo, thriller, gialli o polizieschi. Di sicuro non mi aspettavo il finale de La linea madre. Due semplici righe che hanno completamente stravolto il mio modo di intendere e interpretare questo libro. Un libro che fino a quelle due righe ho apprezzato per certi aspetti ma al contempo odiato per altri.

La linea madre è un libro raccontato in prima persona ed è la storia di un bambino molto timido e introverso che non riesce a integrarsi coi compagni di scuola e che progressivamente viene isolato e poi bullizzato, un bambino che vede il matrimonio dei propri genitori sgretolarsi progressivamente fino all’abbandono della madre Teresa.

Una storia costruita nei minimi dettagli

Difficile riuscire a spiegare a parole l’abilità di questo scrittore che ha costruito nei minimi dettagli una storia e un modo di raccontarla che esploderà letteralmente nel lettore solo a posteriori, perché proprio grazie al finale si riesce a capire sia il tono della scrittura che la stessa struttura narrativa.

I ricordi sono costruzioni che hanno poco a che fare con la loro presunta origine, e ogni volta che ricordiamo qualcosa quel ricordo si fa più autonomo, ogni volta è più separato dal passato, come se man mano si consumasse la corda che lo univa alla vita stessa finché un giorno quella corda non si rompe e la memoria corre, libera e sguaiata, per i terreni incolti dello spirito, come una capra che fugge sulle montagne.

La linea madre è raccontato in prima persona, in modo che il lettore si senta più coinvolto dalle vicende, e alterna i flashback narrativi relativi all’infanzia con il presente o comunque con un passato molto più recente del protagonista. Protagonista che si capisce subito essere nel presente in una situazione di difficoltà psicologica legata proprio alle vicende che narra della sua infanzia. Ma quello che inizialmente potrebbe sembrare un libro incentrato sulla dipartita della madre e sull’enorme peso che la sua assenza comporta, in realtà mira a mettere in evidenza le gravi mancanze del padre. Un uomo asettico totalmente incapace di affrontare la situazione, un uomo non empatico, molto semplice e non in grado di calarsi nei panni dell’altro, soprattutto incapace di comprendere il dolore e la sofferenza dei propri figli. La sua incapacità e le sue mancanze emergono in maniera plateale nel momento in cui, posto di fronte all’assenza della moglie, decide comunque di andare al lavoro lasciando che i figli si arrangino a casa da soli. Piano piano tramite lo sguardo di un bambino di dieci anni emergono i litigi, le incomprensioni, le lacune, le manipolazioni e le differenze caratteriali che porteranno Teresa ad andarsene: Teresa la rivoluzionaria, quella che si schiera con l’esercito zapatista e che è sempre stata sensibile a certe tematiche sociali, che ha partecipato a tutte le manifestazioni contro la situazione in Nicaragua e che prende a cuore la questione del Chiapas messicano.

Teresa è una donna che ha dovuto rinunciare a tutti i suoi ideali e a tutte le sue battaglie anticapitaliste in nome della famiglia, ma che a un certo punto non riesce più a sopportare la disillusione e che soprattutto non riconosce più il proprio marito e non si vede più nel ruolo di brava mogliettina e madre. Quello che però emerge dal racconto del bambino non è solo la sofferenza e l’incapacità di spiegarsi l’abbandono della madre, quanto il fatto che, nonostante gli innumerevoli tentativi di assomigliarle portando i capelli lunghi o assumendo lo stesso tono di voce, in realtà la distanza tra i due non sia solo in termini di distanza fisica ma soprattutto emotiva perché il protagonista si rende conto non solo di essere più simile al padre ma che soprattutto la madre l’ha sempre percepito in questo modo. E questo crea una sofferenza ulteriore perché l’abbandono diventa quasi una conseguenza inevitabile.

La linea madre è un libro pervaso da un tono e un’atmosfera ovattata quasi come se i personaggi compreso il lettore fossero in un ambiente dove la luce è sempre soffusa. Ciò non è casuale anzi serve a rendere chiara la situazione del protagonista, che nel presente è un uomo che ha abbandonato tutte quante le sue aspirazioni e che fa una vita sedentaria fatta di ore passate a letto in uno stato di costante dormiveglia procurato dagli psicofarmaci che prende.

                                             Daniel Saldaña París

Questa situazione presente del protagonista unita alla sua incapacità di reagire da bambino provoca nel lettore una reazione controversa. Dal sentimento di pena che si prova per questo ragazzino che si vede prima abbandonato dalla madre, poi trascurato dal padre e bullizzato a scuola, subentra piano piano un sentimento e un motto di fastidio e quasi di rabbia: si vorrebbe cioè vedere una reazione anche forte e clamorosa. Invece rimane tutto così com’è, come se il corso degli eventi fosse inevitabile e ineluttabile: non c’è la volontà di cambiare le cose, c’è soltanto un senso di resa. Come dicevo all’inizio tutto questo il lettore lo capisce di fronte al finale che gli esplode letteralmente in faccia. Ma serve anche a capire quanto la miopia e l’incapacità di vedere cosa i propri figli stiano attraversando possa essere deleterio e distruttivo e avere conseguenze funeste per il loro futuro.

La linea madre ci accompagna in un viaggio sul senso della perdita e sulla solitudine, il viaggio di un bambino che cerca la propria madre e di un adulto alla ricerca di se stesso nel proprio passato. Così come questo bambino tenta di spiegare il mondo assurdo degli adulti facendo degli origami complicati, elaborando teorie fantasiose e utilizzando l’armadio della proprio camera come capsula di salvataggio, altrettanto facciamo noi adulti che utilizziamo il nostro passato e i nostri fantasmi per costruire degli origami alquanto intricati complessi, che altro non sono che alibi per non andare avanti.

“La linea madre” di Daniel Saldaña París, edizioni Chiarelettere

Articoli correlati

Back to top button