I libri di Marco

“In un chiaro gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo” di Roland Schimmelpfennig: recensione libro

Già dal titolo si capisce che siamo di fronte a qualcosa di molto originale e per certi aspetti simbolico e fiabesco. In un chiaro gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo è una scatola cinese che inizialmente non si sa nemmeno da che parte aprire. Una sorta di enigma, un puzzle dove i pezzi sono i diversi personaggi che costellano questo romanzo. Personaggi che apparentemente non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro ma le cui storie si sfiorano appena. 

                                      Roland Schimmelpfennig

Come in una fiaba, appunto, a fare da filo conduttore è la figura di un lupo che compare all’improvviso dopo un grosso tamponamento a catena nei pressi di Berlino. Da quel momento il lupo viene avvistato in diversi punti della città, facendo da ponte alle diverse storie e ai diversi drammatici personaggi, diventando una sorta di leggenda metropolitana attorno a cui ruota tutta la narrazione. Il lupo diventa qui una figura suggestiva, non più e non solo una creatura mistica che abita sogni e paure, bensì il simbolo della solitudine e dello smarrimento della metropoli, una fiera che passa e svanisce nel nulla così come a svanire nel nulla è la speranza, la forza e il senso di libertà.

Una neve che ricopre tutto, speranze e ambizioni.

A fare da sfondo a tutta la narrazione è una Berlino fredda e immersa in un lungo inverno dove la neve ricopre tutto, speranze e ambizioni comprese. È una Berlino molto diversa dalla realtà Cosmopolita che conosciamo, essa non viene raffigurata come il centro di ogni moda e di ogni tendenza culturale Europea. Berlino qui non è la capitale della nazione più ricca e progredita d’Europa. È piuttosto una città decadente cupa e molto povera dove alcolismo e disoccupazione la fanno da padroni, dove aleggiano i fantasmi della DDR e dove è ancora vivido il ricordo del muro divisorio e di una città spaccata in due, come se la giovinezza spensierata fosse un ricordo lontano. Berlino qui sembra piuttosto la capitale dei sogni mai realizzati e infranti. Le diverse storie non sono intrecciate, sono piuttosto parallele ma confluenti perché sono tutte storie di solitudine, impossibilità di dialogare, tradimenti, nostalgie e partenze.

Voglio andare a Bilbao. Voglio andare a Marrakech, a Lampedusa, voglio andare a Tolosa e voglio andare a La Canea», aveva detto tutta la sera quell’uomo, quasi un ragazzo a quel tempo, alla festa nella Christburger Straße, Prenzlauer Berg, Berlino, capitale della Repubblica Democratica Tedesca.
Bilbao, Marrakech, Tolosa–
«Potrebbe essere una poesia», gli aveva detto lei.
«È una poesia», aveva detto lui.
Non si conoscevano e non si erano mai più rivisti.
A quel tempo pensavano che il confine sarebbe restato per sempre. Avevano poco più di vent’anni e pensavano che dalla DDR non sarebbero usciti mai.

E poi ancora case abbandonate, lavoratori immigrati molto poveri, l’alcol come unica risposta e come unica consolazione, disoccupazione, miseria, paura, violenza, locali infimi e fatiscenti, vecchi abbandonati a sé stessi offrono tutti uno scenario spaventoso e deprimente.

La scrittura di Roland Schimmelpfennig è incisiva ed efficace, le frasi e i dialoghi sono brevi, i capitoli molto corti in quella che è una narrazione fatta di piccole diapositive dove il drammaturgo tedesco tratteggia un bellissimo ritratto sulla precarietà delle relazioni umane.

“In un chiaro gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo” di Roland Schimmelpfennig, edizioni Fazi Editore. I libri di Marco.

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