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“I bambini spaccapietre” di Felicia Buonomo: recensione libro

Ci sono libri che narrano di grandi avventure, altri che parlano d’amore o altri ancora che semplicemente raccontano una storia. Poi ci sono quei libri di fronte ai quali sei costretto a fermarti, dove ti sembra di essere in apnea perché il tempo è sospeso. Non te ne accorgi nemmeno, ma è come se il tuo cuore avesse perso un battito.

Di fronte a certe cose, di fronte alle atrocità ma soprattutto dinanzi alla sofferenza dei bambini siamo o dovremmo essere completamente disarmati. Ed è questo esattamente quello che fa Felicia Buonomo nel suo libro. Disarma, spiazza, prende il tuo cuore e il tuo stomaco e li contorce. Il solo fatto di sapere che queste cose avvengono davvero è semplicemente insopportabile.

Il Benin, uno dei paesi africani chiave nella tratta degli schiavi

Il Benin è uno di quei martoriati paesi africani che hanno visto nascere quell’abominio chiamato tratta degli schiavi, uno dei tanti olocausti perpetrati dall’uomo, che ha lasciato però in quel continente un marchio indelebile. Oggi infatti le forme di schiavitù in Africa sono di genere diverso, spesso legate allo sfruttamento delle risorse minerarie, altre invece molto più subdole. Nella Repubblica del Benin la schiavitù ha le sembianze di un bambino che per 10 ore al giorno è costretto a sminuzzare le pietre fornite dai genitori stessi per riempire un barile che vale poco più di €2 e che viene usato dalle grosse aziende edilizie, in particolare cinesi. Per un momento bisognerebbe provare a chiudere gli occhi e immaginare che al posto di quei bambini ci fossero quelli che siamo abituati a vedere tutti i giorni andare a scuola, giocare nei parchi o andare al cinema.

Non credo che ci sia cosa più subumana feroce e dolorosa del vedere un bambino a cui viene privata l’infanzia, leggere negli occhi di un bambino la stanchezza e la sofferenza al posto di quello sguardo disincantato e pieno di sogni e giochi tipico dell’infanzia. Attenzione però. Questo non è un libro strappalacrime, qui non c’è nessuna retorica e nessuna ipocrisia né tanto meno buonismo, parola che che va ancora tanto di moda. Felicia in questo libro racconta i fatti per quello che sono, racconta ciò che ha visto senza tentare di indorare la pillola o sdolcinare alcunché. Il messaggio è molto chiaro. Si può e si deve fare qualcosa. Anche solo il fatto di parlarne, di avere persone come lei che danno voce a chi una voce non ce l’ha e che si rende testimone di tutto questo in modo che i nostri occhi diventino la sua telecamera.

                                Felicia Buonomo

Ma non solo. In questo libro Felicia porta una consapevolezza che va oltre il dibattito politico francamente pietoso in corso in questo paese. Consapevolezza che parte dal presupposto che l’unico modo per uscirne sono la cultura e l’istruzione. In particolare l’istruzione è il modo per far capire a questi bambini che un’alternativa esiste, visto che l’unica realtà che conoscono è quella degli spaccapietre. Rappresenta cioè l’unico modo per restituire il futuro che a questi bambini è stato strappato via. In questo libro Felicia tocca un altro tema molto doloroso, che è quello dei matrimoni forzati, dove giovani ragazze, spesso poco più che bambine, vengono date in sposa dalla famiglia a uomini molto più grandi.

Questo è un fenomeno che attanaglia non solo il Benin ma anche tante altre realtà africane e asiatiche, ma qui serve a sottolineare quanto ci si scontri con un problema culturale che sta alla base nel trattare questi fenomeni. Perché sono cose talmente radicate nella cultura di quei posti che ci si dimentica quanto in realtà si tratti di fenomeni indotti dalla povertà e dalla miseria. La famiglia cioè è portata ad agire in questo modo per garantirsi una forma di sostentamento e per alleggerire il peso della prole da accudire. Anche qui emerge quanto sia fondamentale lo strumento dell’istruzione e della scuola.

I bambini spaccapietre è un libro che si conclude con un messaggio di speranza e con il sorriso di alcuni di questi bambini che vengono aiutati e mandati a scuola grazie al lavoro delle ONG e di persone come Felicia. Questo è un libro che in poche pagine ha la capacità di far esplodere nel lettore una miriade di temi, considerazioni ed emozioni. Allo sgomento e al dolore iniziale subentra un fortissimo sentimento di rabbia. Rabbia soprattutto nel constatare lo schifo che siamo diventati. Perché la si può pensare in mille modi diversi sull’immigrazione, si può avere un’opinione molto ferrea e serrata su questo fenomeno. Ma non si può in alcun modo accettare che qualcuno cavalchi l’onda del razzismo e faccia leva sui rigurgiti più infimi e beceri di un’orda insulsa che gioisce di fronte a un barcone che affonda. Che starnazza e continua a ripetere gli stessi slogan come fosse un orologio rotto, che si appella a frasi ridicole come quella di aiutiamoli a casa loro ma che poi vomita la propria frustrazione e piccolezza proprio su chi ci prova davvero a dare una mano. Diventando così il megafono virtuale del nulla. Un vuoto in cui si è persa ogni traccia di umanità.

“I bambini spaccapietre” di Felicia Buonomo, edizioni Aut Aut. I libri di Marco.

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