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“Hool” di Philipp Winkler: recensione libro

Hool è un pugno nei denti, uno di quelli che ti lascia in bocca il sapore del sangue per tanti giorni e che ricorderai per ancora molto tempo. Hool racconta le vicende di un giovane tedesco militante degli ultras di Hannover 96. A farlo è lui stesso, Heiko. Ma non siamo di fronte a un romanzo sul fenomeno hooligans.

Certo, ci sono gli elementi tipici di questa realtà come il cameratismo, i fiumi e fiumi di birra, botte da orbi, scazzottate e risse a non finire ma al centro di tutto c’è la vicenda personale di un personaggio assolutamente indimenticabile. Un ragazzo solo che proviene da una famiglia disastrata e totalmente anaffettiva e che in qualche maniera cerca di colmare le proprie lacune emotive dedicandosi al hooliganismo.

La realtà del mondo ultras

Heiko è un personaggio tragico vittima degli eventi e delle scelte che fa, vittima soprattutto della sua rabbia, unico vettore col quale riesce a veicolare ed esprimere i suoi sentimenti. Le sue sono ferite e segni che sono destinati a rimanere per sempre, così come impresse nella memoria del lettore resteranno le vicende sue e degli altri personaggi incredibili di questo libro.

Philipp Winkler è molto abile nel descriverci una realtà come quella del mondo ultras che qui fa da mero contesto ma che in verità è un fenomeno sconosciuto ai più. Si tende infatti a pensare agli hooligans come a una folta schiera di ubriaconi scalmanati che va in giro a far casino e a spaccare cose e ossa. La realtà purtroppo è più complessa, c’è dietro tutta una struttura molto ben organizzata, una vera e propria organizzazione criminale dove gli scontri non avvengono più negli stadi ma vengono prefissati in determinati luoghi a una determinata ora tra opposte fazioni. E questi scontri non sono altro che un modo per affermare il proprio controllo sul territorio dove poter svolgere le varie attività criminali, prima fra tutte lo spaccio di droga. Questo è il contesto in cui Heiko and Friends si muovono, esistenze spesso dilaniate da eventi tragici e crudeli, tenute insieme dalle sbronze e da un’ideale di mondo ultras che inizialmente fa da paraurti ai tanti scontri e urti della vita, ma che poi si rivela per quello che realmente è, un mondo di delinquenza e meschinità in cui regna la legge del più forte e del più prepotente.

Gli hooligans per Heiko sono un tentativo di sentirsi parte di qualcosa di importante, un modo per andare contro il sistema, un atto di ribellione e di anticonformismo. Un modo di uscire dalla emarginazione, ma il suo è un tentativo completamente sballato perché figlio di quel bisogno di fare a pugni con la vita per trovare una risposta. Risposta che alcuni scelgono di cercare nel lavoro dei sogni o in una moglie esigente ma sempre presente con cui costruire una famiglia. Hool è un libro sui rapporti fragili, sulla incapacità di amare, sull’odio e la violenza come unica risposta per rimanere a galla, per non soccombere. È un romanzo duro, che parla usando il linguaggio della strada, le vicende sono narrate in prima persona con continui flashback sulla vita e sui ricordi d’infanzia di Heiko, il che rende la struttura narrativa ancora più appassionante e avvincente.

Hool è una bellissima testimonianza su quanto fragili e dannosi possano essere i rapporti famigliari, su come uno sia disposto a dare la vita per gli altri ma sia allo stesso tempo incapace di prendersi cura di ciò che più ama. Hool è un romanzo che mi ha letteralmente folgorato e che sento molto mio, grazie soprattutto alla sua capacità di spiegare come per alcuni di noi l’unico mezzo di sopravvivenza in un mondo che non siamo in grado di capire sia la lotta e lo scontro.

“Hool” di Philipp Winkler, edizioni 66thand2nd Editore

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