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“Cambiare l’acqua ai fiori” i Valérie Perrin: recensione libro

Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin è un libro che viene paragonato a quello che ormai è diventato un classico della letteratura contemporanea, L’eleganza del riccio. Questo paragone viene fatto addirittura nella sinossi del libro e confesso che la cosa la trovo abbastanza irritante.

Innanzitutto perché fare dei paragoni simili significa un po’ sottintendere che uno abbia, se non proprio copiato, almeno preso spunto dall’altro, cosa che secondo me toglie un po’ di suspance e crea delle false aspettative oltre al fatto che ci si aspetta un libro non proprio originale nel suo genere. E poi perché comunque l’eleganza del riccio è stato un libro che ha avuto un enorme successo ma che ha ricevuto fortissime critiche, una delle quali, forse la più ricorrente, è che il personaggio principale è poco credibile: una portinaia non può essere un personaggio così profondo e dotto.

Un libro che non fa sconti a nessuno

Critica che io ho sempre ritenuto un po’ classista anche perché ne ho conosciuta di gente che faceva un lavoro umile o comunque un lavoro che non era proprio quello dei sogni eppure riusciva comunque a ritagliarsi uno spazio e un suo mondo in cui coltivare le proprie passioni. D’altronde sfido chiunque a venire a raccontarmi che da bambino sognava di fare l’impiegato.

Perché si va verso certi libri come si va verso certe persone? Perché siamo attratti da determinate copertine come lo siamo da uno sguardo, da una voce che ci sembra conosciuta, già sentita, una voce che ci distoglie dal nostro percorso, ci fa alzare gli occhi, attira la nostra attenzione e cambierà forse il corso della nostra esistenza?

Il paragone fatto con L’eleganza del riccio è ciò che mi ha sempre un po’ trattenuto dal leggere un libro che comunque continuava a chiamarmi. Finalmente mi sono deciso a leggerlo e pur continuando a non essere d’accordo con questo tipo di paragone, capisco il motivo per cui viene fatto. La dolcezza e quell’aura di poesia che circonda la protagonista effettivamente in qualche modo riporta alla favolosa portinaia dell’eleganza del riccio.

Cambiare l’acqua ai fiori è un libro che non fa sconti a nessuno, che prende il dolore e lo sbatte in faccia al lettore dopo averlo rimestato per bene. Qui non ci sono tentativi di indorare la pillola, il dolore è dolore e viene descritto esattamente per quello che è in un modo che scava un solco nell’anima del lettore. Questo è un libro che parla di solitudine e di perdita e che ci restituisce il senso di speranza nel modo più naturale possibile, facendoci capire che per quanto enorme possa essere un dolore la vita in un modo o nell’altro va avanti, esattamente come nascono e crescono i fiori. La protagonista Violette può sembrare un personaggio improponibile perché si tratta di una guardiana di un cimitero ma credo che questo avvenga solo per coloro che si fermano alle apparenze. Violette è un personaggio triste a cui in certi momenti è persino difficile affezionarsi per il modo ermetico che ha di affrontare la vita. Cambiare l’acqua ai fiori non è semplicemente un libro bensì un’esperienza vera e propria in cui si incontrano personaggi, alcuni dei quali forse un po’ troppo romanzati, ma che sono assolutamente irresistibili, è un’esperienza che assorbe in modo totale talmente è brava la scrittrice a farci sentire ciò che provano i suoi personaggi, un’esperienza tra l’altro in continua evoluzione che ci fa passare dal pianto al riso in un istante.

Cambiare l’acqua ai fiori è un libro che sa essere feroce ma spietatamente dolce e delicato, un libro che grazie alla sua suddivisione in brevi capitoli mantiene alta l’attenzione e la tensione durante la lettura passando in modo incalzante il testimone tra i vari personaggi, soprattutto nella seconda metà del libro dove addirittura c’è lo spazio per una rivelazione finale piuttosto sconvolgente.

Ciò che più colpisce di questa narrazione è una scrittura molto profonda e incisiva che lascia spazio a svariate e raffinate digressioni, un modo di scrivere e una capacità di scavare nell’animo e nell’intimo di ciascun personaggio che lascia davvero esterrefatto il lettore, a tal punto da capire che in ogni storia non c’è un vero e proprio cattivo di turno ma persone che ogni giorno combattono contro i propri demoni.

“Cambiare l’acqua ai fiori” di Valérie Perrin, edizioni E/O

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