I libri di Marco

“A pelle scoperta” di Francesca Piovesan: recensione libro

Ci sono libri che rappresentano la prima volta, l’esordio e il primo seme piantato, il potenziale ancora inespresso. Altri che sono soltanto una bella promessa, spesso e volentieri mancata. Libri che sono e rappresentano il terreno sicuro e fertile da battere. E poi c’è il Libro. Sì perché Francesca Piovesan chiama la sua opera Libro, come se avesse vita propria, quasi come se fosse una creatura disgiunta e totalmente indipendente dalla sua creatrice.

Un po’ come se Francesca provasse imbarazzo in questo suo ruolo e non volesse recare disturbo. Solo che il suo non è semplicemente un esordio, la sua è la conferma di un talento, uno di quelli di cui c’è disperatamente bisogno. Perché Francesca con la penna arreca bellezza, ha una capacità innata di tinteggiare mille sfumature con poche e semplici parole.

Un album fotografico della quotidianità

A pelle scoperta è un piccolo gioiello, un libricino di piccoli e brevi racconti, non più di 7 pagine ciascuno. Una sorta di album fotografico fatto e composto dagli scatti che Francesca fa nella vita dei suoi personaggi. Una serie di diapositive e di istantanee che Francesca ci mostra come se fosse tornata da una lunga vacanza, come se fossero le sue foto del mare. Istantanee apparentemente innocue, dove i veri protagonisti sono le vite quotidiane di queste persone.

…ma Lucio proprio non se la immaginava tra quarti di vitello appesi, galline nude con il collo spezzato e ossa preparate su un vassoio pronte per essere bollite nell’inverno che stava arrivando, vivere tra tutto quel sangue. Lui una volta ne aveva avuto nausea per un periodo, poi era andato in terapia, aveva capito che non lo nauseava il sangue ma gli occhi dei pazienti, i pazienti che tenevano gli occhi aperti spalancati mentre il trapano affondava nello smalto o mentre un bisturi tagliava. Quegli occhi aperti gli ricordavano Alberto quando era morto nell’incidente stradale dove lui era seduto dietro e Alberto davanti e un camion contro la fiancata gli aveva spezzato l’osso del collo e il suo amico era morto così, con gli occhi aperti, in una frazione di secondo, una cosa rimasta sepolta per così tanto tempo e poi riversata negli occhi di ogni singolo paziente, soprattutto negli occhi verdi come quelli del suo amico dal collo spezzato come le galline che toccava ogni giorno Fabiana. Chiudete gli occhi supplicava Lucio, chiudeteli.

Non ci sono gesta eclatanti, atti eroici, non c’è nemmeno frastuono, non c’è clamore, le parole sono quasi sussurrate, le pagine sono composte di atti semplici che fanno appunto parte della normale quotidianità. Ed è forse questo aspetto a fare imprimere nella pelle questo libro o meglio Libro. Perché nello sfogliare queste pagine potremmo ritrovare il nostro vicino di casa, nostro padre, nostra figlia oppure noi stessi, quasi come se Libro fosse un promemoria a ricordarci che la vita non è fatta di gesti clamorosi o eroici, ma il più delle volte il vero miracolo è la semplicità delle cose.
Con estrema delicatezza e con una scrittura che riempie di bellezza gli occhi del lettore, Francesca ci prende per mano e ci conduce attraverso le vite di questi personaggi tanto ordinari quanto straordinari e indimenticabili, e ci permette di accarezzare un lembo di pelle di ciascuno di essi per riconoscerne le cicatrici e fare in modo di ritrovare le nostre.

“A pelle scoperta” di Francesca Piovesan, edizioni Arkadia Editore

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