I libri di Chiara

“194 diciannove modi per dirlo” di Camilla Endrici: recensione libro

“Lei ha trentaquattro anni, trentacinque quest’anno. Lo sa, vero, che è biologicamente vecchia? La fertilità dopo i trentacinque anni precipita. Non sa quante coppie ho visto venire a chiedere un’interruzione di gravidanza e poi tornare, m un anno dopo, perché non riuscivano ad avere un figlio, a supplicarmi perché le aiutassi”. La dottoressa alza gli occhi dalla cartella clinica di Caterina e la guarda in faccia. È la prima volta che Caterina la incontra, è appena entrata nel suo studio nel consultorio della città in cui vive. Vede, Caterina, ma non si sente vista: prima ancora di guardarla negli occhi, di chiederle qualsiasi cosa, prima ancora di un sorriso, la dottoressa ha letto la sua data di nascita sui documenti che ha in mano; questo è il suo benvenuto.

Rimpianto è la prima parola che entra a far parte del piccolo vocabolario sull’aborto che ho deciso di costruire, dopo che questa storia mi è stata raccontata da lei, la mia più cara amica. Ci siamo accorte, insieme, che le parole per dire l’aborto sono ancora troppo poche, o troppo riduttive, o troppo usurate dalla disattenzione. È lì, nella scarsità delle parole, nelle semplificazioni povere di sfumature, che si insinua un grande, duplice pericolo: che si perda un occhio vigile e attento su un argomento che riguarda (dati statistici alla mano) il 25% delle donne almeno una volta nella vita; e che il silenzio, la mancanza delle “parole per dirlo”, generi ancora più sofferenza in chi fa questa scelta.

194: un argomento di cui non si vuol sentire parlare

194 diciannove modi per dirlo è una breve ma intensa raccolta di testimonianze, in cui l’autrice ha deciso di dare voce ad alcune donne che hanno deciso di interrompere volontariamente la gravidanza per far luce su quanti tabù ci siano ancora intorno a questo tema. Benché questo intervento sia stato legalizzato in Italia con la Legge 194 del 1978 divenendo un DIRITTO delle donne. In queste diciannove storie affiorano le carenze di assistenza di un sistema sanitario che troppo spesso colpevolizza questa scelta a causa dell’elevato numero di obiettori di coscienza all’interno del personale sanitario e che non assiste le donne che si trovano a gestire questa difficile e dolorosa scelta.

Un altro grande ostacolo, è rappresentato da un retaggio culturale, presente ovunque ma molto forte nel nostro Paese, che propone un modello di donna e madre rispetto al quale molto spesso ci si sente del tutto inadeguate. Diciannove storie rappresentative di una condizione nella quale molte donne si trovano, si sono trovate o si potrebbero trovare e di cui bisogna avere il coraggio di parlare per non rischiare di tornare indietro, ad un passato ancora più terribile.

“Non dimenticate mai che sara sufficiente una crisi politica, economica o religiosa perché i diritti delle donne siano rimessi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisti. Dovrete restare vigili durante tutto il corso della vostra vita” – Simone de Beauvoir –

La ginecologa mi ha fatto vedere il feto girando lo schermo dell’ecografo verso di me e mi ha detto che se stavo scegliendo di interrompere una gravidanza perché non avevo un lavoro o perché avevo conosciuto da poco il mio compagno non avrei mai dovuto farlo. Io sono una biologa, sono atea e non ho mai pensato che l’aborto sia un omicidio. Ma in quel momento mi sono sentita così: un’assassina”.

“Ormai era chiaro: le donne che scelgono di abortire sono quasi una setta che vive nascosta nei sotterranei del quotidiano; sono tante, ma sono invisibili. E soprattutto indicibili.”

“194 diciannove modi per dirlo” di Camilla Endrici, Giraldi Editore. I libri di Chiara.

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