“Le stagioni della verità” di Lucia Tilde Ingrosso: un romanzo che si perde nel microracconto

La famiglia è casa e trappola. È la direzione giusta per non perderti e quella più naturale per scappare. Certe famiglie sono un peso, una responsabilità. Tutte lasciano qualcosa. Ciò che si prendono, piano ed a lungo termine, lo comprendi con il tempo. I legami di sangue possono diventare gabbie e sono complicati da gestire. Le vite che compongono la famiglia costruiscono incanto, disillusione. Le disapprovazioni non arrivano sempre con il chiasso delle urla.
Quando le ore si fermano per il dolore non si fanno pietre, ma sabbia. La calpesti pensando di negoziare la vita con ciò che resta, senza cura, senza colore. Si consumano molte cose in famiglia. Si muovono le emozioni, i contrasti, le alleanze, i dispiaceri, i fallimenti. Tutto è scritto sulla pelle, negli occhi. Una sola ferita diventa quella di tutti e togliere l’amore significa cancellare la memoria condannandola alla sofferenza, al vuoto. La verità, che abita in ogni famiglia, con i suoi segreti, con i suoi tradimenti, con le sue scelte, è viva nei gesti quotidiani: nelle mani che cercano una presa distante, un abbraccio che arriva al momento giusto, nelle parole che trovano muri e accoglienza. Basta uno sguardo per sapere se sei in famiglia oppure no.
In Le stagioni della verità di Lucia Tilde Ingrosso entri nelle esistenze della famiglia Monteleone. Milano, giorni nostri. La routine della vita dei Monteleone è sconvolta dalla morte violenta di uno dei suoi esponenti più in vista. Si tratta di omicidio. La famiglia è una importante, prestigiosa, molto conosciuta e stimata. Al suo interno si mischiano passioni, intrighi, amori, rivalità. Il passato dei Monteleone non è sempre stato limpido. I vari membri hanno personalità diverse con le loro fragilità e sicurezze. Ognuno deve fare i conti con qualcosa che lo tormenta, che lo riporta al passato, che lo restituisce alla vita in modo diverso da come vorrebbe.
Il romanzo è una delusione. La narrazione non è proprio lineare nei capitoli in cui si frammezzano paragrafi che presentano sbalzi temporali improvvisi. Il libro, che è il sequel de I Monteleone, e chi lo legge senza aver letto il precedente fa una certa fatica a districarsi tra i nomi ed i ruoli della famiglia che parte da lontano. È un tornare indietro, controllare l’albero genealogico dei Monteleone, che si trova all’inizio del racconto, per inquadrare i protagonisti. Per il numero dei personaggi e per le loro storie è come se il romanzo si perdesse nel microracconto fatto a sprazzi di una macrostoria che si sfilaccia nei punti chiave. Il lettore perde elementi che non trova pur leggendo con attenzione perché manca qualcosa che non è sospensione dettata dal mistero, purtroppo.
“Le stagioni della verità” di Lucia Tilde Ingrosso, edizioni Baldini Castoldi.




