Dopo l'ultima pagina

“La biblioteca di Parigi” di Janet Skeslien Charles: recensione libro

Una giovane francese; una biblioteca multiculturale; una guerra.

Due linee narrative

Janet Skeslien Charles ci propone un romanzo intenso ed emozionante. Mi ha catturata dalla prime pagine la storia di Odile, che sente avvicinarsi la seconda guerra mondiale mentre inizia a prestare servizio in un luogo che ha sempre rappresentato per lei un rifugio: la libreria americana di Parigi. Dopo più di quarant’anni la sua vita, ormai priva degli affetti e del significato che aveva avuto a Parigi, sradicata da tempo dal luogo natio, si incrocia con quella della della giovane Lily che le ridona brio e significato con la naturalezza dei ragazzi.

Due linee narrative, due tempi, due punti di vista legati perfettamente.

Amavo Parigi e i suoi misteri. Come le copertine dei libri, alcune di pelle, altre di tessuto, ogni portone parigino dava accesso a un mondo inaspettato. Un cortile poteva nascondere un groviglio di biciclette o una portinaia grassa armata di scopa. Nel caso dell’American Library, il massiccio portone di legno si apriva su un giardino segreto. Delimitato da petunie da un lato e dal prato dall’altro, il vialetto di ciottoli bianchi conduceva al palazzo di mattoni e pietra“.

Un posto che fa subito sognare. Il mondo di Odile viene presentato con parole e numeri: l’autrice ci immerge subito nel mondo della biblioteconomia e crea delle immagini efficaci per costruire la scena nella nostra mente, dove possiamo anche noi percepire le folate di vento parigino. 

“Una volta, mentre stavo leggendo al parco in una giornata ventosa, una folata aveva sfogliato le pagine, facendomi perdere il segno. Paul mi fece svolazzare il cuore come quelle pagine che si voltavano in fretta”.

E come se anche le pagine della sua storia si voltassero in fretta, poco dopo aver conosciuto una giovane Odile al suo primo giorno di lavoro a Parigi, conosciamo una ancor più giovane Lily che vive nel Montana ed è curiosa di conoscere la sua riservata vicina francese.

«I tuoi libri sono fortunati», dissi guardando gli scaffali. «Hanno un posto preciso in cui stare. Sanno a chi sono vicino. Vorrei tanto avere un numero decimale Dewey.»“.

American Library, Parigi

La seconda linea temporale, infatti, si svolge a distanza di circa quarant’anni, quando rivediamo Odile solitaria, associata ad una famiglia che non conosciamo e oltreoceano. Come è finita così? Lo scopriamo pagina dopo pagina, poco a poco, indizio dopo indizio. La fine della sua storia parigina si presenta con eventi che per Odile sopravvengono come un fulmine in un cielo appena rasserenato, benché per i lettori che hanno già un’idea della realtà e della brutalità della guerra possano non rappresentare lo scenario peggiore. In fondo l’autrice non racconta (forse volutamente?) alcune conseguenze, e il beneficio del dubbio lascia al lettore le immagini che lui stesso desidera figurarsi.

“La biblioteca di Parigi” è più delicato di altri libri che narrano vicende ambientate in anni di guerra: qui il conflitto mondiale rimane per lo più sullo sfondo, l’autrice si focalizza sulle dinamiche che si svolgono all’interno della biblioteca americana, che ha sempre rappresentato per la giovane Odile un rifugio e continua ad esserlo in maniera più tenace di fronte alle persecuzioni in vigore. Vengono attraversati, infatti, gli anni dall’inizio della seconda guerra mondiale, che si presagisce con timore; gli anni dell’occupazione tedesca a Parigi e della povertà dei francesi costretti alla sottomissione; gli anni dell’antisemitismo e dei campi di internamento. Di questo il lettore ha conoscenza, percepisce il pericolo di camminare per le strade con dei documenti che attestano lo stato di straniero; le privazioni in alimenti e vestiario; le conseguenze dei numerosi arresti; le omissioni sulla crudeltà degli attacchi a certe donne.

Eppure pare che la biblioteca resti, quasi miracolosamente, un luogo sicuro e protetto, nel quale alcuni dipendenti sì hanno corso gravissimi rischi (l’arresto per la propria “razza”; il campo di internamento; un colpo di pistola; l’aggressione da parte di uomini arrabbiati) ma sono riusciti a scampare al peggio, e la salvezza della loro vita viene presentata come un epilogo che lascia al lettore speranze di rinascita a guerra finita.

Tratto da una storia vera

La biblioteca di Parigi di cui si parla è l’American Library in cui l’autrice stessa ha lavorato e che nel 2020, anno di pubblicazione del romanzo, celebra il centenario dalla sua fondazione. I personaggi e le vicende narrate si ispirano a persone e fatti reali, con l’intenzione di raccontare gli anni della seconda guerra mondiale dalla prospettiva dei bibliotecari che hanno deciso di restare a Parigi e tenere aperta la Library agli utenti, anche soldati, anche ebrei.

Janet Skeslien Charles, autrice
Janet Skeslien Charles

L’intento e le ispirazioni di J. S. Charles, anche lei divisa tra il Montana e Parigi, ci vengono illustrate con le sue stesse parole grazie ad una nota dell’autrice e ad un’intervista riportata a fine libro. Tra le due, i ringraziamenti terminano con due frasi che riporto e sottoscrivo, ricordando, tra l’altro, che il libro è uscito a livello internazionale in giugno 2020, ovvero in un periodo che ha rappresentato per molti un’apertura dopo diverse chiusure forzate avvenute nei mesi precedenti.

“Sono cresciuta amando le biblioteche e le librerie. Abbiamo bisogno più che mai di questi spazi, quindi ringrazio i librai e i bibliotecari che, con dedizione e grande impegno, creano questi paradisi letterari”.

Lo stato pandemico attivato lo scorso anno ha comportato diverse limitazioni per la popolazione, tanto da essere spesso paragonato ai periodi di guerra. Personalmente non condivido molto il paragone, cosciente del fatto di poter godere di maggiori comfort rispetto ai civili che sono rimasti nelle loro case circa un secolo fa. Tuttavia, so che diversi settori hanno sofferto del divieto di contatti e incontri, e il periodo estivo ha rappresentato un’apertura che portava la speranza di miglioramento. Per l’editoria questo c’è sicuramente stato: dopo un drastico calo delle vendite tra marzo e aprile, la cancellazione di diverse uscite ed eventi, a maggio è iniziata una lenta ripresa che ha portato ad avere dati decisamente più incoraggianti rispetto all’anno precedente.

“La vita è una bagarre. Devi batterti per quello che desideri”.

In questo libro leggiamo di atti di coraggio, di amore, di odio e di riconciliazione. Per il contenuto e lo stile non esito ad attribuirgli, per mio gusto, un voto di cinque stelle su cinque.

“La biblioteca di Parigi” di Janet Skeslien Charles, edizioni Garzanti. Dopo l’ultima pagina.

Angela Maria Silecchia

Seguendo e nutrendo la mia passione per le lingue e la letteratura, mi sono laureata in Scienze del Linguaggio. Aspirante editor e traduttrice, attuale lettrice curiosa ed interessata. Non mi piace stare ferma, se non per godermi il panorama.
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