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“Il ritorno del barone Wenckheim” di László Krasznahorkai: un libro straordinario da leggere con calma e concentrazione

Sin dal giorno in cui ho appreso la notizia della pubblicazione, da parte di Bompiani, del “Il ritorno del barone Wenckheim” di Laszlò Krasznahorkai, nonostante il prezzo di copertina proibitivo, mi sono ritrovato in una dimensione surreale, come una di quelle descritte dal gigante ungherese, oscillante tra l’impazienza del Must to Have, la curiosità, il piacere dell’attesa ed i dubbi amletici tipici della componente aspettativa.

Ebbene dopo Satantango e Melanconia della Resistenza questo ”terzo capitolo indipendente”, che in realtà sarebbe il quarto ed ultimo volume del grande unico infinito libro (sarebbe più appropriato definirlo l’Odissea del nuovo millennio) è un capolavoro assoluto della letteratura che dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, la dimensione a cui appartiene Krasznahorkai, probabilmente tra gli scrittori più geniali di tutti i tempi (se penso al Nobel a Dario Fo o l’ultimo assegnato a Peter Handke mi si accappona la pelle).

Un libro straordinario, difficile da sostenere, da leggere con calma e con concentrazione, meglio se scevri da ogni aspettativa, in silenzio, focalizzandosi sulle tematiche e non sulla trama, semplice e non da considerarsi elemento fondamentale, lasciandosi travolgere dalla corrente della prosa, con periodi lunghissimi privi di punteggiatura, un vero e proprio incontenibile fiume di parole dove le atmosfere surreali ed oniriche danno vita ad un’alternanza crudele di momenti tragici, grotteschi ed apocalittici.

L’autore, pur rimanendo fedele a sé stesso, mette in luce una forte capacità creativa, fresca e strabiliante, con una palingenesi dello stile denso e prepotente che, attraverso capriole prosaiche, riesce a mantenere la tensione costante. Un libro sull’annullamento dell’uomo e la sua eterna sconfitta, sulle nostre assurde ossessioni quotidiane, sulla fragilità e la miseria degli attuali legami sociali, fragili e facilmente disgregabili, dove la politica sovranista, ungherese ma adattabile bene anche all’Italia, non è altro che terrificante e grottesca che, seppur, ridotta a mera ridicola caricatura non rappresenta che la realtà.

“Questo universo è un ingorgo di eventi che accadono uno dopo l’altro a un ritmo forsennato, e anche uno sopra, o contemporaneamente, all’altro, coincidendo, perché gli eventi capitano, ecco qual è l’espressione giusta, e uno è causa dell’altro […] che razza di causa è quella che provoca l’evento successivo non in forza della propria natura intrinseca, bensì perché così è capitato”.

Potente, crudele, spietato… un capolavoro.

“Il ritorno del barone Wenckheim” di László Krasznahorkai, edizioni Bompiani.

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