ll romanzo è ambientato nel Piemonte dal 1913, tra le dure risaie di Vercelli e i lussuosi salotti della Torino borghese, e ruota attorno alle vite di due donne molto diverse: Lena, una quindicenne orfana di entrambi i genitori, lavora come mondina nelle risaie e la sua vita è segnata dalla fatica, dalla solitudine e da un senso di colpa per la recente morte della sua migliore amica; Grazia, la ricca e borghese moglie del padrone della risaia: il suo matrimonio è infelice e la sua vita è consumata dal profondo desiderio, non realizzato, di avere un figlio.
Alla fine della mondatura, Grazia invita l’ingenua Lena a trasferirsi nella loro elegante casa di Torino, offrendole l’opportunità di cambiare la sua dura esistenza. Lena accetta, ma presto si ritrova intrappolata: Grazia le fa una proposta che potrebbe essere vantaggiosa per entrambe, ovvero donarle un figlio, concepito col marito Fernando in cambio di mille lire .
Il marito di Grazia, Fernando, inizia a farle vista e Lena rimane incinta.
Il romanzo esplora il drammatico contrasto tra le due donne, perché Grazia rappresenta il privilegio e il potere di una borghesia disposta a tutto pur di ottenere ciò che desidera, trasformando la maternità in un atto di possesso, Lena incarna l’infanzia tradita e il sopruso, ma scopre in sé la forza per ribellarsi a un destino già scritto. Lena inizia a temere per la sua sorte dopo il parto: ad aprirle gli occhi e ad aiutarla a lottare per la sua libertà e la sua maternità saranno figure femminili inaspettate.
All’inizio ero davvero scettica leggendo questo libro: mi pareva un drammone ottocentesco sullo stile di Carolina Invernizio, tanto amata da mia nonna, anche lei nata nei pressi delle risaie. Poi piano piano ne è venuto fuori un bel romanzo, ben contestualizzato, dove i cattivi non sono così tanto cattivi ed i buoni approfittano della prima occasione per il riscatto.
L’unico personaggio reale è Isa Bluette, sullo sfondo di una Torino capitale di lusso e perbenismo.
La mondina di Silvia Montemurro è una storia di donne totalmente disincantate, pronte a combattere con ogni mezzo per i propri sogni nel misero margine di manovra concesso dai loro uomini.


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